Le associazioni no-profit come Amnesty International, operano grazie alle donazioni e all’impegno concreto dei volontari, ed è chiaro che anche promuovere le proprie campagne pubblicitarie rappresenti un investimento non sempre affrontabile; è naturale quindi che la soluzione più idonea sia stata quella di volgere lo sguardo a forme di comunicazione non convenzionale.
Per operare in regime di risorse scarse e ottimizzare i risultati, è necessario cambiare radicalmente l’approccio, rivolgendosi al proprio pubblico di riferimento, sfruttando l’ormai consolidata abitudine degli utenti del Web 2.0, di scambiarsi informazioni e condividere esperienze attraverso Internet.
Il motivo è semplice: la Rete è uno strumento con delle potenzialità pressoché infinite, che consente di raggiungere un pubblico sempre più vasto senza dover, necessariamente, impegnare budget elevati.
I social network si stanno rapidamente evolvendo e, nel tempo, da semplice “punto di incontro virtuale” sono diventati un luogo per comunicare, informarsi e condividere conoscenza e risorse. Sempre più, infatti, Facebook, Twitter e gli altri, sono stati utilizzati come canali alternativi per divulgare, praticamente in diretta, informazioni e aggiornamenti su ciò che accade nel mondo.
Ed è questo il motivo per cui è al Web che l’Amnesty portoghese ha affidato il proprio messaggio, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle costanti violazioni dei diritti umani.
L’intuizione è stata scontata quanto sorprendente! E’ così che ha preso vita Tyrannybook, l’unico social network nato con la vocazione di monitorare e denunciare i tiranni e gli oppressori, che commettono quotidianamente atroci barbarie e violano i più elementari diritti umani, nell’esercizio coercitivo dei loro poteri.
La somiglianza era evidente: digitando www.tyrannybook.com, infatti, sembrava di accedere alla home page del più famoso Facebook, tranne che per l’utilizzo dei colori della grafica, rosso al posto del più familiare blu.
Attenzione però, una volta effettuato il log in non avreste trovato i vostri “amici”, bensì gli “Allies” contro i “Tyrants”,con tanto di foto e report delle ultime azioni commesse, liberamente commentabili dagli utenti iscritti.
Perché abbiamo utilizzato il passato? Ve ne sveliamo subito il motivo! In pochi giorni sono stati superati i due milioni di utenti iscritti ed il sito, com’era prevedibile, è andato letteralmente in tilt.
A causa del grande successo riscontrato, i fondatori di Amnistia Internacional sono stati costretti a chiuderlo, dati i costi di gestione che avrebbe comportato mantenerlo in rete.
Riteniamo che Tyrannybook si trovi esattamente a metà strada tra una provocazione e una reale intenzione di raggiungere la più vasta audience possibile, col minimo investimento, ma soprattutto perché è la dimostrazione di come le buone idee si propaghino in Rete, ad una velocità non sempre controllabile e che i meccanismi innescati dalla condivisione di informazioni e contenuti, tramite i social network, possano rappresentare una allettante opportunità di dialogare con i propri target, non solo nei casi di comunicazione sociale!
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